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Senza Nome
- “L’amore si nasconde tra le pieghe del silenzio, per non essere ferito. Si nasconde e solo uno sguardo molto attento riuscirà a scoprirlo in un sorriso, un abbraccio… un bacio. Lo sguardo di chi per l’amore vive, sogna… non muore. L’amore ha sempre un modo tutto suo di comunicare, potrai trovarlo quando meno te lo aspetti, nella persona che non avresti mai pensato di incontrare, saprai riconoscerlo come se lo avessi sempre avuto davanti ai tuoi occhi, accanto ai tuoi passi, dentro al tuo cuore… una sera uguale a tante altre, passeggiando distratto tra le vie del centro, lascerai scivolare via un sorriso che si farà strada tra i volti della gente… e quel sorriso sarà per lei, per quel gesto che non hai dimenticato, per quelle parole che non hai sentito. L’amore si nasconde e poi fugge tra le ombre della notte dove i segreti e le bugie sono più scuri… corri e non lasciarlo andare… solo se riuscirai a non fermarti non sarà un salto nel vuoto. Hai con te l’amore e non esiste il nulla fino a quando non l’hai perduto.” –
Non riesco a dimenticare quelle parole, nascoste tra le pagine bianche di un quaderno, custode sicuro di un segreto che non riesce ad essere urlato…
Vorrei guardarla negli occhi e farle mille domande, vorrei una risposta per ogni punto interrogativo che ha destabilizzato la mia sicurezza, rischiando di farmi impazzire.
Non riceverò alcuna risposta. Lo so. Diventa silenziosa e sfuggente quando non ha voglia di parlare di se, si irrigidisce se le chiedo il perché di ogni cosa.
Tipico. Ormai la conosco bene, non me lo direbbe mai…
Rosi
Il mio pensiero
Contorto, resta impigliato tra ricci spettinati, districato in poche righe. Slegato da inutili apparenze, copre sempre uno strato più rilevante di una patina. Decifrare e interpretare, lavoro da glossatori medievali. Irrilevante.
Aria… protagonista.
Uno soltanto raccoglie con cura un’attenzione distratta…
E adesso che sei dovunque sei
Chissà se ti arriva il mio pensiero
Incoerente, concreto come la più evanescente delle ipotesi… costruisce insignificanti congetture su castelli che di medievale hanno tutto e niente. Il problema è la matematica contata su cinque dita… una mano, che dovrebbe stringerne sempre un’altra per distruggere un pensiero.
Sempre il mio.
E l’equilibrio scivola dentro un caffè che rende amara una giornata senza fondo… lo stesso fondo che alcune zingare presuntuose contano di saper definire.
E allora fallo tu… definisci i contorni di questo pensiero, decentrane l’idea… se non ami ciò che vedi, lavalo via… prendi un altro caffé e ricomincia, stavolta prova a mettere più zucchero.
E adesso che sei dovunque sei
Ridammelo indietro il mio pensiero
“…Sono al buio e penso a te
Chiudo gli occhi e penso a te
Lo non dormo e penso a te…”
diceva una canzone non molto tempo fa.
Sono al buio… vorrei poterci restare per ore, fissare il soffitto, perdermi tra le note di una canzone, sempre la stessa. Scoprire un timido sorriso sul mio volto che si fa spazio tra i pensieri che parlano di te.
Chiudo gli occhi… vedo ricordi che, come fotografie mai sbiadite, colorano i giorni passati insieme. Giorni che vorrei rivivere, istanti che vorrei fermare ma il tempo scorre incessante, non ha fretta… non aspetta, costruisce un passato pieno di emozioni… indelebili.
Lo non dormo… ed è solo per paura, paura di aver sognato qualcosa che non c’è, di essere rimasta sveglia per troppo tempo ad osservare il buio ad occhi chiusi.
Eppure tu ci sei…
This are the days of our lives…
Farewell And Goodnight
Svegliarsi e desiderare di essere in un altro luogo, vivere un’altra storia, sorridere contando i passi… o i minuti che separano due cuori.
Chiudere gli occhi e sognare l’estate... quando i mesi passati saranno soltanto un ricordo lontano.
Tenere la mente impegnata, condurla per mano verso pensieri dal sapore più dolce. Uscire di casa senza alcun motivo, fingendo di averne più di cento plausibili. Tentare di ritrovare la concentrazione che da troppo tempo manca, passare ore intere a parlare e non trovare una via d’uscita differente.
Guardare un volto riflesso su una vetrina che ad ogni passo diventa sempre più malinconico, far scivolare tra le dita abiti colorati che non troveranno posto nell’armadio, innamorarsi di un profumo che ha lo stesso nome di un pensiero.
Guidare fino al mare senza saperne il motivo, passeggiare per ore senza mai stancarsi… ascoltando sempre la stessa canzone.
Disegnare lettere vuote su un foglio bianco, cercare il senso di questa malinconia e sperare di non trovarlo mai, pedalare distratta in una stanza tra sorrisi accennati e sguardi assenti, restare immobile e immaginare di arrivare prima o poi da qualche parte.
Cercare distrazioni che sanno di evasioni innocenti, addormentarsi e sognare di… per poi rendersi conto di non aver ancora chiuso gli occhi.
Mettere il punto e andare a capo.
Magari domani mi sveglierò e sarà estate, avrò cento buoni motivi per uscire di casa, sarò concentrata sui miei esami, troverò una via d’uscita, guarderò il mio volto sorridere davanti ad una vetrina, comprerò quegli abiti colorati per riempire il mio armadio, metterò quel profumo, guiderò fino al mare per il semplice piacere di farlo, continuerò ad ascoltare la stessa canzone, disegnerò lettere nuove, mi addormenterò…
…e forse sto già sognando.
Goodnight always to all that's pure that's in your heart
Goodnight may your dreams be so happy and your
Hai scritto me su un foglio senza nome… e hai raccontato una storia trasparente
Cinque settembre.
Una di quelle sere in cui il sonno non arriva e solo la musica riesce a tenere compagnia.
Ci conoscevamo da poco tempo, eppure comincio a credere che poco non lo sia mai stato. Solo qualche parola è bastata a farmi capire che ogni tua domanda non era dettata da una curiosità distratta ma dalla voglia di conoscere, con la semplicità che metti in ogni cosa, una persona e il suo mondo… un mondo di certo complicato ma non al punto tale da farti pensare che non ne valesse la pena.
Era il cinque settembre… e per quanto potesse farmi piacere, mi spaventava questo tuo modo di mostrare interesse per i miei pensieri, quelli che ho imparato a cifrare con codici privi di emozione, la stessa che ho sempre tenuto solo per me…
Non voglio pensare che sia stato giusto così senza alcuna eccezione ma tra me e il resto del mondo c’è sempre stato un muro che ho voluto tenere in piedi, per le solite paure, chissà poi quali…
Era il cinque settembre… sono trascorsi diversi mesi ormai e nonostante tutto mi lascia ancora senza parole sapere che riesci a cogliere ogni mio gesto, ogni mio sguardo… ad interpretare i miei silenzi e i miei sorrisi, a dare un senso alle mie reazioni quando anche a me risulta difficile trovarne uno.
Non importa quante lacrime siano rimaste nascoste tra i capelli, senza riuscire mai a scendere lungo il viso per paura di essere scoperte, sei riuscito a vederle comunque.
Guardare oltre le apparenze… l’hai sempre fatto con me e questo ti ha permesso, nel bene o nel male, di aggirare quel muro… non avrei mai pensato però che questo potesse permetterti, col tempo, di vedermi anche quando non sei con me.
Tra note che non riesco più ad ascoltare ed uno stato d’animo impossibile da decifrare mi ritrovo a scrivere cose semplici e banali come poche altre volte mi sono concessa di fare…e quando le parole non riescono ad arrivare inizia sempre una canzone.
Guardando fuori dalla finestra vedo le luci della città tremare… sembrano piccole fiamme e spero che non basti un soffio di vento a spegnerle.
Buonanotte.
Eppure non riesco mai a dirtelo…
Dentro una storia senza più titolo…
Aspettare per vedere come va a finire, per scoprire poi che non finisce mai come vorrei…
Aspettare che passi del tempo, che passi l’attimo da cogliere, aspettare che passi l’attesa, semplicemente aspettare che passi…
Ho girato un film senza emozioni, ho parlato di una storia senza nome, non sento brividi lungo la schiena né impazzire i battiti di un cuore, manca la voglia di volerci provare e quella di assumersi la responsabilità di un rischio… un rischio che dovrei accettare di correre più per dare una tregua alla mia mente che per la certezza di assistere ad un lieto fine in cui non credo.
È come perdere ad un gioco che non ha vincitori, non è la fortuna a fare la differenza… continuo a lanciare distratta i miei dadi aspettando il numero perfetto, tra pedine che avanzano sul quel percorso fatto di caselle colorate, cerco impaziente quella che segna la fine del gioco.
Incurante delle conseguenze mi lascio trasportare da quelle stesse parole che mi fanno rabbia, che invadono la mia mente e si fissano lì, come le battute di un copione che conosciamo a memoria.
Non voglio più sentir parlare di ipotesi e congetture, le stesse che hanno insidiato la mia stabilità nei giorni passati, qualcuno dice che le parole non riscaldano la gente ed io non posso fare a meno di pensare a chi non fa altro che aspettarle da tempo, per poi rendersi conto che fa sempre troppo freddo.
Non ti chiedo risposte che non hai neanche per te, l’unica ragione per cui manca il titolo è che non riesco a trovare nessuna scena da film tra le immagini di questa pellicola.
…scegliendo un ruolo senza credito
Non posso pretendere di partire per un nuovo viaggio e portare sulle spalle sempre lo stesso bagaglio. Le stagioni cambiano insieme alle esigenze, e quello che fino a ieri portavo con me considerandolo indispensabile, da domani non potrà più esserlo, questo credo di averlo imparato.
Dicono che quando tiri troppo la corda, prima o poi si spezza… allora una mattina come tante viene a svegliarti la delusione e aprendo gli occhi ti rendi conto di aver riposto la tua fiducia su qualcosa di inesistente.
Non penso di avere in questa storia un ruolo che mi appartiene davvero e non ho la minima intenzione di recitarlo. Sono fin troppo razionale per credere alle coincidenze e fin troppo stupida per non credere al destino… lo stesso destino che continua a giocare con me, mettendomi davanti agli occhi una verità che fino a ieri riusciva a farmi male… una volta chiusi dentro una scatola pezzi di vita andati, quello che resta sono soltanto delle stanze vuote.
Stanze vuote da riempire… è davvero questo ciò che resta, adesso lo so. Ci metterò dentro pezzi di vita che saranno soltanto miei… miei e di chi vorrà esserci ancora per condividerli con me.
Più per orgoglio che per coraggio ho deciso di lasciare ai ricordi il bagaglio di sempre.
Riparto senza andare via, con la stessa dose di incertezze ma meno rimpianti; riparto senza aspettative ma con le stesse paure.
E poi c’è il cuore, che raccoglie ancora gli ultimi pezzi rimasti, sparsi sul pavimento di quelle stanze ormai vuote.
By starlight I'll kiss you
and promise to be your one and only
I'll make you feel happy
and leave you to be lost in mine
and where will we go, what will we do?
soon said I will know
dead eyes, are you just like me?
cause her eyes were as vacant as the seas
dead eyes, are you just like me?
and all along, we knew we'd carry on
just to belong
by starlight I know you
as lovely as a wish granted true
my life has been empty, my life has been untrue
and does she really know, who I really am?
does she really know me at last
dead eyes, are you just like me?
The Smashing Pumpkins - By Starlight
Perché Sanremo è Sanremo
Affidata a Gianni Morandi l’apertura dell’edizione numero cinquantotto del Festival della Canzone Italiana… tributo a Domenico Modugno e alla sua intramontabile Volare che, a sentire Chiambretti, ormai hanno davvero cantato tutti.
Partenza perfetta dunque… si respira già aria di novità.
Il primo big che da inizio alla gara canora più attesa dell’anno è Paolo Meneguzzi, big di nome e di fatto in quanto appare vistosamente ingrassato, trattengo il respiro, affondo nel divano e al classico “dirige l’orchestra…” mi sento già mancare… mi bastano 45 secondi per rendermi conto di aver già sentito questa canzone, realizzata (anche stavolta) rimaneggiando gli arrangiamenti dei suoi precedenti singoli, ormai è storia vecchia.
”E lo trattengo a stento, l’amore che ho per te è come un mare grande grande… perché nessuno al mondo è grande come te”
Dico solo che e stato necessario mettere in moto l’ingegno di tre uomini per scrivere il testo di questa Grande figura di... non voglio aggiungere altro.
Seconda artista in gara L’Aura che ha scelto il titolo della sua canzone… Basta dopo aver sentito l’esibizione di Meneguzzi. Premetto che L’Aura mi piace: autrice delle sue canzoni (nota di merito), artista versatile, voce particolare, testi interessanti, rappresenta una novità per il panorama musicale italiano. Non posso tuttavia negare la mia delusione personale, mi aspettavo di meglio.
La canzone non è poi così male e gli arrangiamenti originali renderanno sicuramente di più ma il tema (la guerra) è alquanto scontato, tipicamente sanremese anche se potrebbe essere in lista per la conquista del famigerato premio della critica.
“C’è qualcuno là che vivere saprà con la testa? Quante pietre da scagliare tiene in serbo generale, il suo esercito di frode ed empatia? Quante sono le persone che in nome del Signore finiranno nella cenere”
Amen.
La storia della valletta di turno Andrea Osvart ha profondamente toccato gli animi di tutti gli spettatori, se non altro per la particolarità e il profumo di mai sentito prima. Nata e cresciuta con la madre e la sorella nelle campagne ungheresi, arrivata in Italia per fare la modella, lavora come domestica per potersi mantenere gli studi, laureata in lettere, attualmente attrice affermata e di grande successo.
Già definita come la brutta copia di Sharon Stone dei tempi d’oro, Chiambretti batte tutti i paragoni infelici sottolineando che
Finalmente largo ai gggiovani. I Milagro cantano Domani prevedendo con largo anticipo la fine della loro carriera. Lasciateli cantare con la chitarra in mano direbbe qualcun altro. Musicalmente già sentiti, ballata fin troppo classica dai parametri già fissati. Sono gli Zero Assoluto di questa edizione.
Anche quest’anno la tradizione è stata rispettata, la riesumazione dei cadaveri di artisti vecchi un secolo tirati a lucido per l’occasione ha superato qualsiasi aspettativa, hanno scomodato niente meno che l’italiano Toto Cutugno il quale ci presenta con passione e sentimento la sua Un falco chiuso in gabbia. Musicalmente ho già sentito di peggio, personalmente inoltro una lettera aperta alla protezione animali chiedendo di liberare il falco dalla gabbia e sostituirlo con l’autore di questo tradimento all’italiana.
“Due fari spenti nella notte e con l’orgoglio io faccio a botte, ti vedo li fra le sue braccia le stesse smorfie la stessa faccia, e nel silenzio muoio dentro ti sto perdendo e sale il mio tormento, di un amore tradito di un amore sconfitto”
L’Italia, non lo sai, ha problemi araldici: i baroni
sono pochi e han troppi conti per dei medici. Poi
ha problemi etici, politici, geografici, geologici, ma
i peggio restan quelli genealogici. Visto che la
base del sistema è la clientela e siamo separati
da sei gradi sì, ma di parentela, maglie di una
ragnatela a forma di stivale, tutti collegati in linea
collaterale come un’unica famiglia in un immenso
psicodramma.
Secondo giovane in gara, Andrea Bonomo, tipico nome da impiegato statale, la banalità fatta persona, credo che ognuno debba avere nella vita il suo quarto d’ora di popolarità e lui si è appena giocato il suo. Definire Anna mediocre e oltremodo classica sarebbe un’offesa alla mediocrità di stile.
Ospiti della serata i protagonisti della versione italiana di High School Musical, un gruppo di anonimi tredicenni freschi di licenza media, reclutati dalla Compagnia della Rancia, devo dire che non basteranno le prossime dodici edizioni di Sanremo per smaltire il colpo.
Parte decisamente male Fabrizio Moro con Eppure mi hai cambiato la vita, per un attimo ho temuto che lui avesse cambiato le nostre irrimediabilmente. La canzone, vede il cantautore reduce dalla vittoria dello scorso anno, impegnato nella pronuncia di parole che gli spettatori increduli hanno visto scorrere sullo schermo posizionato alle sue spalle (doveroso un applauso alla regia):
“E provo a immaginare il mio futuro senza te
Come farò a ricominciare
Un’altra donna con un altro modo di fare
Riabituarmi a mangiare a guardare un film a dormire insieme
A non aver paura dei miei cattivi odori”
Io stento ancora a crederci ma considerando il look da scappato-di-casa col quale si è presentato comincio a farmi una ragione del perché lei lo abbia lasciato, a volte la mia perspicacia non ha limiti. Fortunatamente la canzone prosegue meno peggio ma a parere mio il dado è tratto.
Si va avanti con i giovani Frank Head… un trio di tamarri che si commenta da solo, ormai l’ora comincia a farsi tarda e qualcuno dovrà pure rianimare le mummie in platea prima che inizi il processo di decomposizione, mi limito a citare il titolo della canzone se non altro musicalmente divertente, Para Parà Ra Ra Ra. Non credo sia necessario aggiungere altro.
“Il mio amico cerca un nuovo fidanzato, perché l’altro già da un pezzo l’ha tradito, dorme spesso accanto a me dentro al mio letto e si lascia accarezzare come un gatto, il mio amico mi confida le sue cose, anche quelle che non sa, poi mi guarda mentre spegne il suo sorriso, spera sempre in quell’amore che non ha”
Non posso esimermi dal citare l’autore di questo dramma musicale, il nostro amato Gigi D’Alessio che al Festival è un po’ come l’orchestra ormai… non può mancare. Penso che avrebbe fatto meglio a presentarsi di persona con una canzone dal titolo “A munnezza e Napule” sicuramente il successo sarebbe stato garantito.
Pensavo davvero di aver visto e sentito di tutto ormai e invece mi sono resa conto che al peggio non c'è mai fine quando ho sentito
Nessuno capisce il motivo della sua presenza a Sanremo visto che sarebbe stato scartato senza rimpianti anche dal coro della chiesa.
Troppe emozioni per una serata sola. Vado a dormire attendendo con ansia la seconda puntata [faccina che beve il caffé]
Cado latente nel buio che prima non c’era…
Mai ho atteso una data con tanta ansia eppure vorrei che quel giorno non arrivasse mai… la monotonia dipinge le mie giornate di un grigio che non è il mio colore e per quanto ci provi non riesco a vedere una sfumatura diversa.
Mi guardo allo specchio e quello che vedo è sempre uguale, sono nervosa, tesa, scontrosa e fin troppo malinconica…
Se vogliamo attribuire tutto questo ad un esame che si avvicina possiamo considerarci liberi di farlo.
È soltanto una scusa.
La verità è che mi spaventa quello che verrà dopo… così prendo la via più facile da percorrere e mi nascondo, continuo a riempire le mie giornate di pagine e libri fingendo di non pensare a niente… fingendo di non pensare ad altro che allo studio, che ha faticosamente conquistato la sua dose di priorità anche stavolta.
I miei pensieri sono la mia invisibile distrazione.
Ho promesso a me stessa che avrei affrontato una questione rimasta per me irrisolta, consapevole di aver rimandato il tutto ad un tempo futuro che continua a ridursi come se qualcuno stesse soffiando via la polvere dalla clessidra… quell’aria di cambiamento che ho cercato di evitare la sento sempre più forte.
Sono stanca di sentire parole che fanno sempre lo stesso identico giro senza arrivare ad un punto, al punto che voglio io. La soluzione sarebbe trovare un finale a questo film che sembra essere meno lieto del previsto e forse lo preferisco così, qualsiasi conclusione sarà sicuramente migliore di queste frasi spezzate dove c’è sempre qualcosa di appena percepibile da cogliere tra le righe, continuo a ripetermelo ma non so quanta voglia ho di crederci.
Il mio orgoglio non fa più da padrone. E poi… resta soltanto questo sentirsi continuamente in bilico con un senso di vuoto che a volte toglie il respiro… Possiamo provare a dare un senso a queste mie parole vuote… ma forse stavolta cerchiamo quello che non c’è… neanche per me.
Lieve e solenne mi avvolge un’anima in pena
Sembra che mi dia il colore che ancora non ho
Parla di vendere il cuore che prima stringeva
Apro le mani e si accorge che mi seguirà.